Qualche giorno fa il mondo intero ha assistito con sgomento alla dichiarazione unilaterale di indipendenza da parte delle Fiandre, una delle due regioni in cui si divide il Belgio. Il re in fuga all’estero, i tram bloccati lungo il nuovo confine, il paese nel panico, le ambasciate che non sapevano che dire. Tutto per quaranta minuti, poi l’annuncio: è tutto una burla.
Insomma, ormai più di sessant’anni dopo il famoso annuncio di Orson Welles alla radio su un’invasione marziana, ecco un esperimento che manda finalmente in pensione l’iilustre predecessore. E tutto in un’era in cui l’ampia gamma di strumenti d’informazione a nostra disposizione dovrebbe in teoria difficilmente far riusci […]
[…] re queste burle.Ma quello di cui voglio parlare non è dell’influenza dei mezzi d’informazione su di noi, bensì parlare del Belgio stesso, un paese in cui un evento come quello annunciato alla tv è assai meno fantapolitico di quello che si possa pensare.
Il civilissimo Belgio, cuore dell’Europa, paese tra i più prosperi e i più avanzati del continente, è un paese oggi che si trova in una situazione di vera e propria crisi identitaria. Parliamoci chiaro: se non ci fosse il re e se non ci fosse l’Europa più o meno unita sarebbe già un relitto geopolitico della storia come la Cecoslovacchia e la Jugoslavia. Il paese è diviso in due comunità quasi equivalenti dal punto di vista numerico e dell’estensione territoriale ma assai diverse dal punto di vista economico e linguistico; più due o tre comunità germanofone al confine con la Germania, le quali non hanno affatto velleità secessioniste, a quanto mi risulta. Le Fiandre sono le regioni settentrionali del paese, in cui si parla un dialetto olandese. La capitale della comunità fiamminga è stata posta, forse un po’ provocatoriamente, a Bruxelles, che costituisce una comunità a sé, l’unica in cui vige il perfetto bilinguismo. Storicamente è una città fiamminga, ma oggi la maggioranza della popolazione parla francese, per quanto sia circondata completamente dalle Fiandre. Oltre alle Fiandre (Vlaams) e Bruxelles la terza comunità è la Wallonie (Vallonia) francofona, che ha come capitale Namur, una cittadina al centro di essa, scelta pragmatica per evitare faide tra le due città più importanti della Vallonia (quasi pari anche in quanto a squallore urbano) Charleroi e Liegi.
Il Belgio nacque nel 1830, quando il principio di autodeterminazione dei popoli era un concetto ben poco seguito. Inoltre in quegli anni le Fiandre furono ben contente di unirsi al sud francofono. Perché? Beh, perché allora le Fiandre erano poverissime. La regione che per anni era stata una delle più ricche d’Europa era decaduta terribilmente. La oggi ricchissima (e bellissima) Bruges era ridotta a un museo vivente, una città povera e fuori dal tempo, Anversa le andava un po’ meglio perché era un porto. La Vallonia invece era ricchissima: c’era carbone, tanto carbone, e industrie tessili e uno degli apparati industriali più avanzati dell’Europa dell’Ottocento. Questo spiega la massiccia immigrazione, per esempio italiana, verso la Vallonia e non verso le Fiandre, da cui spesso si emigrava. La borghesia fiamminga parlava il francese e aveva nomi in francese; l’olandese era ridotto a lingua dei poveracci. Questo, più o meno, fino alla Seconda Guerra mondiale.
Dopo la Seconda Guerra Mondiale la situazione si è radicalmente capovolta: la Vallonia, causa la crisi del carbone e dell’industria tessile, è sprofondata in un declino economico da cui ancora non si è del tutto ripresa: ne è la riprova il fatto che il reddito medio della regione è inferiore alla media europea e che, fino a qualche anno fa, una delle quattro sottoregioni in cui si divide la Vallonia, l’Hainault, si trovava in obiettivo 1, che nel linguaggio dell’Unione Europea sono le regioni più povere a cui sono destinati particolari finanziamenti. Come le nostre regioni meridionali, per intenderci. Le Fiandre invece? Oggi sono una delle aree più ricche d’Europa, con un’industria ultracompetitiva e un terziario avanzatissimo. Le loro città sono bellissime, tenute benissimo, e vi si respira l’opulenza che da noi si respira solo in certe aree del Triveneto. Fatevi un viaggetto a Bruges (Brugge), Gand (Gent), e Anversa (Antwerpen), magari con la ragazza/o. Non ve ne pentirete.
Diventate la locomotiva dell’economia, le Fiandre hanno iniziato a mettere in discussione la leadership culturale dei Valloni. E così, nel 1960, l’università di Lovanio fu la prima a permettere che le tesi universitarie venissero redatte in olandese; prima si poteva solo in francese. Dalla battaglia culturale si è passati rapidamente a una richiesta di sempre maggiore autonomia, fino alla trasformazione del Belgio in uno stato federale. Ma a questo, a vasti settori dell’opinione pubblica fiamminga non è bastato: così si spiega il vasto consenso di cui gode il Vlaams Belang (l’Interesse Fiammingo), un partito violentemente indipendentista e xenofobo.
Oggi molti in Belgio non scommettono sulla durata dell’esistenza di questo piccolo paese. Un esponente del Vlaams Belang, riguardo alla burla, ha detto:”E’ il futuro”. Ed anche tra i Valloni c’è chi inizia a non poterne più dell’arroganza dei Fiamminghi e a domandarsi se non sia meglio la scissione (c’è addirittura chi propone l’entrata della Vallonia nella Francia). Cosa comporterebbe, per concludere, un evento non così assurdo come in genere si pensa? Probabilmente un effetto domino che farebbe divampare il fuoco indipendentista di tutti quei soggetti che in Europa da anni hanno velleità in tal senso: Catalogna, Paesi Baschi, Sudtirol e altri. Con un’Unione svuotata sempre più di significato. Per questo io penso che oggi il destino dell’Europa è nelle di quel piccolo staterello, apparentemente insignificante e sonnacchioso, che è il Belgio.
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Scritto da Czar il Dic 17, 2006 | Rispondi
Bell’articolo, molto interessante. Peccato sia un argomento passato in sordina. thanks
Scritto da Daniele C. il Dic 19, 2006 | Rispondi
Aggiungo, se posso, anche i miei complimenti non solo per l’articolo qui sopra, ma in generale per livello qualitativo di ciò che avete pubblicato sin’ora. Sfido chiunque a distinguere molti dei “pezzi” qui pubblicati ed un commento di un editorialista per così dire “professionista”. Appena aumentiamo di numero (e dunque il numero delle pubblicazioni giornaliere) conto di iscrivere questo newsblog in Google News. Ancora complimenti a tutti.